Il mio viaggio di ritorno a Buenos Aires


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ItalianWays di Marina Gabrieli

Sto attraversando l’Oceano Atlantico in un volo che fra qualche ora mi condurrà a Buenos Aires.
Sono passati tre anni e due mesi dalla conclusione della mia passata esperienza Argentina, da quel viaggio che inconsapevolmente cambiò la mia vita.
Avevo 25 anni e frequentavo il secondo anno di Laurea Magistrale in “Progettazione e Gestione dei Sistemi Turistici”, quando grazie a una borsa di studio offerta dalla mia Università, ebbi la possibilità di trascorrere un semestre accademico nella “Universidad de Buenos Aires”.
aereomarina

Sapevo che l’Argentina era stato in passato un paese fortemente coinvolto nell’emigrazione italiana ma prima di vederlo con i miei occhi, non avrei mai potuto immaginare l’entità di tale fenomeno e di quanto questo avesse influito a tutti i livelli sul tessuto socio-culturale del Paese latinoamericano.
I miei sette mesi a Buenos Aires furono interamente dedicati alla conoscenza e allo studio della comunità italiana lì residente non solo per il mio interesse verso la ricerca scientifica e più specificamente antropologica, ma per una passione ben più grande, che parte dal cuore e che mi ha portata, oltre a scegliere l’Argentina come patria elettiva anche a decidere che il mio piccolo contributo nel mondo è e sarà quello di favorire il legame tra i miei connazionali all’estero e la loro terra d’origine. Questa, per molti di loro, sembra essere una necessità legata alla definizione di un’identità individuale. Perchè tutti hanno il diritto di conoscere la propria storia, di avere delle radici, di ritagliarsi il proprio ruolo nel mondo.
Sono passati tre anni dalla prima volta in cui mi avvicinai a queste tematiche e da quel momento molte esperienze hanno cambiato il mio modo di osservarle. Allora venivo in Argentina per concludere il mio percorso di studi e la presenza massiva degli Italiani mi colse di sorpresa, tanto da non sapere come osservare e interpretare tale fenomeno poichè non avevo gli strumenti per farlo. Mi lasciai semplicemente trasportare dagli eventi e mi avventurai in una “inconsapevole ricerca sul campo” che mi permise di comprenderne la sua entità e l’importanza di portarlo alla luce, specialmente in Italia, dove se ne parla ma non con la dovuta attenzione.
Frequentavo le case degli italiani dove normalmente mi invitavano per pranzo o per cena e dove sistematicamente si discuteva di italianità, di sentimenti di appartenenza, sentimenti di nostalgia e ricordi del passato. Molti di loro, specialmente i più anziani, quelli provenienti dalla mia regione, mi consideravano come l’unico mezzo con il quale potersi connettere con la patria lontana e ciò ha creato tra me e loro un legame molto forte, che persiste ancora oggi, nonostante il passare del tempo e la distanza. I più giovani, invece, volevano conoscere la propria terra d’origine, attraverso i racconti di una loro coetanea e non dei nonni che tuttavia conservavano il ricordo di un’Italia che non esiste più.
Frequentavo anche le feste della collettività italiana, dove il sentimento di nostalgia si mescolava ad un forte entusiasmo che coinvolgeva anche i più giovani, i quali, attraverso la musica popolare conosciuta nella maggior parte dei casi attraverso internet, e interpretata sullo stile dei gruppi di riproposta del folk italiano, cercavano di creare un legame con la terra d’origine e di curare quel malessere interiore causato dal distacco che avevano vissuto le loro famiglie.
Oggi torno a Buenos come ricercatrice o aspirante tale. Sto infatti portando avanti la mia ricerca di dottorato che indaga sul viaggio delle radici degli italiani residenti all’estero e sulla loro necessità di mantenere un legame con la patria per le prime generazioni e di conoscerne le proprie origini per i discendenti. Ho deciso di raccontare la mia esperienza su ItalianSide perchè ritengo sia giusto condividerla con chi è interessato al tema che sto affrontando e con tutti coloro che saranno curiosi di seguire la mia avventura.
Ho scelto l’Argentina come campo di’indagine perchè conosco bene il territorio e le sue caratteristiche socio-culturali, ma anche e soprattutto perchè questo Paese un po’ mi appartiene per le emozioni che mi ha donato in passato e per avermi permesso di capire quale fosse la mia strada, il mio cammino di crescita sia personale che professionale. Devo molto alla mia Argentina, il posto che mi ha cambiato la vita.
Ora finalmente torno, dopo tre anni in cui non ho mai smesso di pensare a quello che avevo vissuto e a quello che voglio ancora vivere. Ora mi trovo tra una e l’altra parte del mondo, nella fase liminale del viaggio che passando per “non luoghi” mi condurrà nell’altrove, ma forse solo fisicamente perchè con la mente e il cuore io sono sempre stata lì…
L’aereo sta per atterrare, sto per uscire dal limbo penso alle avventure che mi attendono, e mi emoziono.

Commenti

2 Commenti per “Il mio viaggio di ritorno a Buenos Aires”
  1. vincenzo villani ha scritto:

    E’ molto interessante quello che stai facendo. Sono nato nel 1955, quindi 30 anni prima di te, ed abbiamo in comune il Salento (sono originario di Cannole)
    Ho sempre immaginato l’Argentina, praticamente seconda patria italiana, e a rischio di adottare l’italiano come lingua ufficiale, con tutta la sua miniera di umanità legata all’emigrazione, terra fertile di studio e commozione.
    Mi piacerebbe sapere i risultati del tuo studio.
    Tienimi al corrente e te ne sarò grato.
    Vincenzo Villani

    • Marina ha scritto:

      Ciao Vincenzo,ti ringrazio moltissimo per il tuo interesse. Ti invito a seguire la mia rubrica su ItalianSide.
      Dove vivi tu? Restiamo in contatto.

      A presto.

      Marina.

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