“Bestie Rare” a Buenos Aires

“Buenos Aires Celebra el Día del Inmigrante Calabrés”: Io c’ero!
April 22, 2014
Il viaggio di ritorno di Lucia: una “gioia inolvidable”
June 5, 2014


La mia permanenza a Buenos Aires procede con un’intensità che quasi non riesco a controllare, ricevo in dono ogni giorno momenti preziosi di riflessione e di crescita che in questa settimana ho avuto la possibilità di condividere con alcuni amici venuti dall’Italia.
Si tratta di Angelo Colosimo, attore italiano che ha portato in scena qui, presso il teatro CELCIT di San Telmo, il suo spettacolo dal titolo “Bestie Rare”, semi-dramma in lingua calabra.Il monologo racconta la storia di un bambino che si trova catapultato in una situazione paradossale.

Da una semplice marachella dai risvolti tragi-comici, emerge un substrato culturale cinico e spietato di un piccolo paesello della Calabria, pronto a giudicare e condannare senza remore anche se l’imputato del “tribunale popolare” è poco più di un bambino. Una storia amara e spietata quanto dolce e riflessiva, specialmente per chi conosce bene alcune dinamiche sociali che si verificano nei piccoli paesi del Sud Italia.Insieme ad Angelo, il regista dello spettacolo Roberto Turchetta e gli amici Giuseppe Colosimo e Lorenzo Trunzo, questi ultimi calabresi doc, provenienti come Angelo da San Mango d’Aquino, un piccolo comune della provincia di Catanzaro. marina7

Ad accompagnarli invece, Antonia Limardi, anche lei giovane cuoca calabrese, “nuova immigrata” in Argentina.

marina10 Ieri pomeriggio, in un bar di calle Florida, nel bel mezzo del caos più totale di gente, macchine, autobus e rumori di tutti i tipi, abbiamo speso alcune ore a confrontarci sulle impressioni ed emozioni che questa città trasmette e soprattutto su quelli che sono i sentimenti degli italiani d’Argentina rispetto alla terra d’origine e sul perché di tanta italianità in questa terra così lontana.

Questi sono alcuni dei punti su cui ci siamo interrogati e su cui io mi interrogo da almeno quattro anni perché ogni storia è diversa e ogni persona che incontro mette in discussione il mio punto di vista, pone ulteriori interrogativi e stimola la voglia di conoscere ed indagare su questo fenomeno sociale che appassiona molti italiani che come me hanno la possibilità di viverlo da vicino.
I ragazzi non si aspettavano che lo spettacolo in lingua calabra potesse riscuotere tanto successo e suscitare emozioni così forti in alcune persone che per un’ora hanno avuto la possibilità di tornare indietro nel tempo, nella loro Calabria, scenario reale o immaginario di un’infanzia sbiadita.

marina8 Quasi non importava il cinismo del tema trattato, quello che contava di più era poter sentire il suono di una lingua familiare, che sapeva di mamme, di papà, di nonni e di nonne, che sapeva di terra lontana ma sempre viva e presente in un’Argentina che la ricorda ogni istante, perché in tutti i posti della città, ovunque tu vada troverai sempre qualcuno che ha un “abuelo” calabrese.

Tutti eravamo d’accordo sul dire che l’Italia d’Argentina è un’Italia dei sogni, tessuta con la nostalgia di chi non l’ha vissuta realmente ma di chi ha cercato di conservarne il ricordo più bello, quello dei momenti di festa, del cibo buono e dell’allegria di una tarantella.
Eravamo anche d’accordo sul fatto che nonostante questa non sia l’Italia reale, il loro amore è tangibile vero e coinvolgente, le loro ferite sono ancora aperte così come le porte delle loro case, per quei connazionali che vengono dalla Patria lontana.
Come diceva Roberto, questo senso di nostalgia tipico delle comunità italiana e di tutte le comunità migranti, questa forma di catarsi, questo loro vivere eternamente in un limbo ha dato vita a innumerevoli espressioni artistiche.

Così la nostalgia si trasforma, diviene musica, poesia, teatro, arte, diviene espressione di un popolo che ha sofferto, ha lottato e ha reso questa terra così bella e affascinante.
Un po’ di Italia si trova ovunque, anche dove non ci sono italiani, come ad esempio in quella notte alla Boca, quando il mio amico Ismael, percussionista Uruguayano, omaggiò noi “tanos” con un’interpretazione molto personale di un classico della “canzoneta napolitana”: “ ’O Sole Mio”. Brividi per noi che ci trovavamo in un conventillo e a pochi passi avevamo il “Rio del Plata”, punto di approdo per le navi che a partire dalla seconda metà dell’800 arrivavano dall’Europa cariche di speranze e di sogni e in quelle navi c’era uomini delle nostre terre, che hanno portato nei loro bagagli la nostra cultura, diffondendola in ogni angolo della città.
marina6

I ragazzi hanno definito questa esperienza come “il viaggio”, quello che si fa prima di tutto all’interno di sé stessi, quello che unisce un gruppo di persone solo perché provenienti dallo stesso posto e quello che porta a riflettere sul legame con la propria terra e sul senso del viaggio come catarsi: rinascita e riscoperta dell’ “io” più profondo.



Grazie agli amici di “Bestie Rare” per aver condiviso con me questa prima parte del mio viaggio e grazie anche ai miei amici: Beatrice Vernata e Giuseppe Sommario con cui ho condiviso invece la passione per lo studio della comunità italiana di Buenos Aires.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *